Category: Varie


RAFFAELLA ROMAGNOLO con “Destino” (Rizzoli), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie)

In streaming e in podcast su RADIO POLIS

trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e postproduzione: Federico Marin

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Ospite della puntata: Ospite della puntata: Raffaella Romagnolo con cui discutiamo del suo nuovo romanzo intitolato “Destino” (Rizzoli) e delle tematiche in esso trattate. Una storia italiana del Novecento.

La storia di una donna coraggiosa che non ha mai dimenticato le sue radici, perché neanche un oceano può cancellarle. Questa è la storia di chi parte ma anche quella di chi resta. La storia dell’Italia del Novecento.

Come nasce “Destino”? Cosa puoi dirci sulle citazioni in epigrafe? (la prima è di Sebastiano Vassalli, la seconda è di Joyce Carol Oates). Che relazione c’è tra la Grande Storia e la storia dei piccoli, della gente? Che luogo è Borgo di Dentro? Che tipo di donna è Giulia Masca, la protagonista del romanzo? E Anita, la cara amica di Giulia? Che tipo di legame unisce queste due donne? Perché, a un certo punto, Giulia si ritrova in viaggio verso New York? In che modo il destino incrocia l’esistenza di Giulia una volta arrivata a New York? Cosa puoi dirci sulla madre di Giulia, Assunta? In che modo Giulia si sente legata a sua madre? Cos’è che, dopo quasi 50 anni, spinge Giulia a tornare? Qual è l’importanza delle radici nell’ambito della storia che narri?

Questo e tanto altro abbiamo chiesto a Raffaella Romagnolo nel corso della puntata.

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La scheda del libro
Destino - Raffaella Romagnolo - copertinaMarzo 1946. Su una lussuosa Aprilia con autista, Mrs. Giulia Masca fa ritorno a Borgo di Dentro: quarantasei anni prima, sola, incinta e senza soldi, aveva detto addio alle campagne piemontesi imbarcandosi su un piroscafo alla volta di New York. Nella filanda che l’ha vista operaia bambina il tempo dei geloni alle mani e delle guerre con i padroni si era compiuto e in mezzo alla folla di Manhattan, tra i grattacieli e il profumo di hot dog, per Giulia era iniziata una nuova vita: un marito titolare di un alimentari nel cuore di Little Italy, un figlio, un piccolo impero commerciale. L’America le aveva regalato il riscatto che aveva sempre sognato. Ma il passato la tormenta. Che ne è stato di sua madre Assunta? Dell’amica Anita Leone e della sua vivace famiglia di mezzadri? Che fine ha fatto Pietro Ferro, il fidanzato che Giulia ha abbandonato senza una parola di spiegazione quasi mezzo secolo prima? Mentre lei era lontana, le colline intorno al Borgo di Dentro e i suoi abitanti sono stati protagonisti di due guerre mondiali, dell’avvento del fascismo e della lotta per la liberazione. Di battaglie, di amori e di speranze. Quando Giulia torna in Italia, non può che guardare quei luoghi e quei volti con altri occhi se vuole chiudere i conti con il passato.

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Raffaella Romagnolo, nata a Casale Monferrato nel 1971, vive a Rocca Grimalda. Ha pubblicato “L’amante di città” (2007), “La masnà” (2012), “Tutta questa vita” (2013) e “La figlia sbagliata” (2015, candidato Premio Strega 2016, Premio Società Lucchese dei Lettori 2016).

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trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e post produzione: Federico Marin

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La colonna sonora della puntata: “Destino” di Rossana Casale; “Bella Ciao”, versione di Goran Bregovic (Live a Parigi, 2013); “Fragile” di Rossana Casale.

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MARCO MALVALDI con “La misura dell’uomo” (Giunti), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie)

In streaming e in podcast su RADIO POLIS

trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e postproduzione: Federico Marin

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Ospite della puntata: Ospite della puntata: Marco Malvaldi con cui discutiamo del suo nuovo romanzo intitolato “La misura dell’uomo” (Giunti) e delle tematiche in esso trattate. Un romanzo che ha come protagonista un personaggio specialissimo: Leonardo Da Vinci. Ricordiamo, peraltro, che il 2 maggio 2019 ricorreranno 500 anni dalla morte di Leonardo.

Cosa puoi dirci sulla genesi di “La misura dell’uomo“? E sull’attività propedeutica alla scrittura del libro? Hai svolto attività di ricerche, per esempio? O cos’altro? Ci daresti qualche dettaglio sul periodo storico in cui hai ambientato la storia? A quali rischi si poteva andare incontro nella scrittura di un romanzo con Leonardo come protagonista? Che tipo d’uomo è il Leonardo che vive e si muove tra le pagine di questo romanzo? Perché Ludovico il Moro decide di rivolgersi a Leonardo in seguito al ritrovamento di un cadavere? E come reagisce Leonardo alla richiesta di Ludovico il Moro? Vuoi fare un cenno all’uomo vitruviano di Leonardo e alle sue caratteristiche? Il 2 maggio 2019 ricorreranno 500 anni dalla morte di Leonardo. A tuo avviso, qual è la principale eredità che ci ha lasciato questo grande uomo?

Questo e tanto altro abbiamo chiesto a Marco Malvaldi nel corso della puntata.

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La scheda del libro
Copertina La misura dell'uomoOttobre 1493. Firenze è ancora in lutto per la morte di Lorenzo il Magnifico. Le caravelle di Colombo hanno dischiuso gli orizzonti del Nuovo Mondo. Il sistema finanziario contemporaneo si sta consolidando grazie alla diffusione delle lettere di credito. E Milano è nel pieno del suo rinascimento sotto la guida di Ludovico il Moro. A chi si avventura nei cortili del Castello o lungo i Navigli capita di incontrare un uomo sulla quarantina, dalle lunghe vesti rosa, l’aria mite di chi è immerso nei propri pensieri. Vive nei locali attigui alla sua bottega con la madre e un giovinetto amatissimo ma dispettoso, non mangia carne, scrive al contrario e fatica a essere pagato da coloro cui offre i suoi servigi. È Leonardo da Vinci: la sua fama già supera le Alpi giungendo fino alla Francia di re Carlo VIII, che ha inviato a Milano due ambasciatori per chiedere aiuto nella guerra contro gli Aragonesi ma affidando loro anche una missione segreta che riguarda proprio lui. Tutti, infatti, sanno che Leonardo ha un taccuino su cui scrive i suoi progetti più arditi – forse addirittura quello di un invincibile automa guerriero – e che conserva sotto la tunica, vicino al cuore. Ma anche il Moro, spazientito per il ritardo con cui procede il grandioso progetto di statua equestre che gli ha commissionato, ha bisogno di Leonardo: un uomo è stato trovato senza vita in una corte del Castello, sul corpo non appaiono segni di violenza, eppure la sua morte desta gravi sospetti… Bisogna allontanare le ombre della peste e della superstizione, in fretta: e Leonardo non è nelle condizioni di negare aiuto al suo Signore. A cinquecento anni dalla morte di Leonardo da Vinci, Marco Malvaldi gioca con la lingua, la scienza, la storia, il crimine e gli ridà vita tra le pagine immaginando la sua multiforme intelligenza alle prese con le fragilità e la grandezza dei destini umani.

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Marco Malvaldi (Pisa, 1974), chimico, ha esordito nel 2007 per Sellerio con La briscola in cinque, primo degli ormai sette volumi dedicati ai “vecchietti del BarLume”, divenuti nel 2013 anche una serie televisiva. Ha pubblicato inoltre i romanzi Odore di chiuso (Premio Castiglioncello e Isola d’Elba-Raffaello Brignetti), Milioni di milioni, Argento vivo, Buchi nella sabbia, La battaglia navale, Negli occhi di chi guarda e i saggi L’infinito tra parentesi. Storia sentimentale della scienza da Omero a Borges, Capra e calcoli. L’ eterna lotta tra gli algoritmi e il caos, Le due teste del tiranno. Metodi matematici per la libertà, L’ architetto dell’invisibile ovvero come pensa un chimico e Per ridere aggiungere acqua. Piccolo saggio sull’umorismo e il linguaggio.
www.marcomalvaldi.it

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trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e post produzione: Federico Marin

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La colonna sonora della puntata: “Monna Lisa” di Ivan Graziani; “Something Human” dei Muse; “Ballata per quattro stagioni” di Ivan Graziani.

 

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Dacia Maraini con “Corpo felice” (Rizzoli), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie)

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regia e postproduzione: Federico Marin

 

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Ospite della puntata: Dacia Maraini con cui abbiamo discusso del suo nuovo libro intitolato “Corpo felice. Storia di donne, rivoluzioni e un figlio che se ne va” (Rizzoli) e delle tematiche in esso trattate.

Come nasce “Corpo felice”? Questo è un libro zeppo di domande: quanto è importante porsi domande? Quanto è stato importante per te, nella tua vita, e nella scrittura di questo libro porsi domande? Il libro comincia con il racconto di un aneddoto. Sei una bambina, hai sei anni, vivi a Kyoto, in Giappone. È il racconto di un’ingiustizia ricevuta dagli affetti più cari, i propri genitori. Che cosa era successo? E perché hai voluto cominciare il libro proprio dal racconto di questo aneddoto? Che rapporto hai avuto con l’ingiustizia? Nel libro racconti un’esperienza personale molto dolorosa. Vorresti condividere con noi qualche riflessione in merito? Ci parleresti dell’ “aneddoto” mitologico di Oreste che uccide la madre adultera e del conseguente processo del tribunale degli dei? Nel libro citi spesso due donne: Adrienne Rich e Simone de Beauvoir. Perché? A tuo avviso, in che modo dovrebbero essere affrontate, oggi, le problematiche collegate alla cosiddetta “condizione femminile” perché si possano davvero risolvere o quantomeno arginare in maniera significativa?

Questo e tanto altro abbiamo chiesto a Dacia Maraini nel corso della puntata.

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Corpo felice. Storia di donne, rivoluzioni e un figlio che se ne va - Dacia Maraini - copertina“Corpo felice”: la scheda del libro
Una madre che non ha avuto il tempo di esserlo. Un figlio mai cresciuto. Tra di loro, i giorni teneri e feroci, sognati eppure vividissimi che non hanno vissuto insieme. E un dialogo ininterrotto che racconta cosa significa diventare donne e uomini oggi.A più di quarant’anni dai versi che hanno disegnato i contorni di un cambiamento possibile – “Libere infine di essere noi / intere, forti, sicure, donne senza paura” – Dacia Maraini riavvolge il filo di una storia tempestosa, quella al femminile, attraverso le parole di una madre a un figlio perduto, il suo, che cammina verso la maturità pur abitando solo nei ricordi. È così che l’immaginazione si fa più vera della realtà, come accade per tutte le donne che popolano i suoi libri – Marianna, Colomba, Isolina, Teresa – e sono arrivate a noi con le loro voci e i loro corpi. Corpi che non hanno mai smesso di cercare la propria via per la felicità, pieni di vita o disperati per la sua assenza, amati o violati, santificati o temuti, quasi sempre dagli altri, gli uomini. Ed è proprio a loro che parlano queste pagine. Agli occhi di un bambino maschio non ancora uomo. Per ricordare a lui e a tutti noi, sul filo sottile ma resistente della memoria, che solo quando l’amore arriva a illuminare le nostre vite, quello tra i sessi non sarà più uno scontro ma l’incontro capace di cambiare le regole del gioco.

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Dacia Maraini è autrice di romanzi, racconti, opere teatrali, poesie e saggi, editi da Rizzoli e tradotti in oltre venti Paesi. Nel 1990 ha vinto il Premio Campiello con “La lunga vita di Marianna Ucrìa” e nel 1999 il Premio Strega con “Buio”. Il suo più recente romanzo è “Tre donne” (Rizzoli, 2017).

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La colonna sonora della puntata – musiche di Claude Debussy – Arabesque n. 1; Prelude n. 4: Les sons et les parfums tournent dans l’air du soir; Prélude à l’Après-midi d’un faune.

 

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Luca Briasco con “The outsider” di Stephen King (e altro ancora), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie)

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Ospite della puntata: l’editor, traduttore, saggista e agente letterario Luca Briasco.
Con Luca Briasco abbiamo discusso del nuovo romanzo di Stephen King pubblicato in Italia (tradotto dallo stesso Briasco): The outsider” (Sperling & Kupfer).
Nella seconda parte della puntata, con Luca Briasco, abbiamo discusso del suo ruolo di editor di narrativa straniera presso la casa editrice minimum fax (e delle novità in uscita nel primi mesi del 2019) e dell’agenzia letteraria “United Stories Agency” da lui fondata insieme a Colomba Rossi e Francesca de Lena.

Che tipo di esperienza è stata tradurre “The outsider” di Stephen King? Quali sono le caratteristiche principali di questo romanzo? Nell’ambito di quale filone possiamo inquadrarlo (ammesso che sia possibile farlo) nel contesto della enorme produzione letteraria di King? Il luogo in cui è ambientato il romanzo si chiama Flint City: cosa ha di analogo con i classici luoghi kinghiani (Derry, Castle Rock)? Che tipo d’uomo è Terry Maitland, il “sospettato” di omicidio di questa storia di King? E il detective Ralph Anderson? Questo romanzo può essere definito come «L’It dell’era Trump» come qualcuno ha sostenuto? Cosa puoi dirci sul tuo ruolo di editor di narrativa straniera per l’editore minimum fax? E sui nuovi titoli in uscita? Come è nata l’idea del progetto di United Stories Agency (agenzia letteraria fondata insieme a Francesca de Lena e Colomba Rossi), come lo avete sviluppato e quali sono i suoi obiettivi?

Questo e tanto altro abbiamo chiesto a Luca Briasco nel corso della puntata.

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Luca Briasco è stato editor di narrativa straniera per Fanucci ed Einaudi Stile libero. Ha scritto diversi saggi sulla letteratura degli Stati Uniti, con particolare attenzione al romanzo contemporaneo. Insieme a Mattia Carratello ha curato La letteratura americana dal 1900 a oggi. Dizionario per autori (Einaudi, 2011). Collabora da più di dieci anni alle pagine culturali del Manifesto. Ha tradotto una quarantina tra romanzi e raccolte di racconti, fra gli ultimi: Una vita come tante di Hanya Yanagihara, e Il simpatizzante di Viet Thanh Nguyen, Premio Pulitzer 2016. A novembre 2016 è in uscita per minimum fax Americana. Libri, autori e storie dell’America contemporanea.
Ha tradotto il più recente romanzo di Stephen King “The outsider” (Sperling & Kupfer). E insieme a Colomba Rossi ha fondato l’agenzia letteraria United Stories Agency.

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The OutsiderStephen King “The outsider” (Sperling & Kupfer): la scheda del libro
La sera del 10 luglio, davanti al poliziotto che lo interroga, il signor Ritz è visibilmente scosso. Poche ore prima, nel piccolo parco della sua città, Flint City, mentre portava a spasso il cane, si è imbattuto nel cadavere martoriato di un bambino. Un bambino di undici anni. A Flint City ci si conosce tutti e certe cose sono semplicemente impensabili. Così la testimonianza del signor Ritz è solo la prima di molte, che la polizia raccoglie in pochissimo tempo, perché non si può lasciare libero il mostro che ha commesso un delitto tanto orribile. E le indagini scivolano rapidamente verso un uomo e uno solo: Terry Maitland. Testimoni oculari, impronte digitali, gruppo sanguigno, persino il DNA puntano su Terry, il più insospettabile dei cittadini, il gentile professore di inglese, allenatore di baseball dei pulcini, marito e padre esemplare. Ma proprio per questo il detective Ralph Anderson decide di sottoporlo alla gogna pubblica. Il suo arresto spettacolare, allo stadio durante la partita e davanti a tutti, fa notizia e il caso sembra risolto. Solo che Terry Maitland, il 10 luglio, non era in città. E il suo alibi è inoppugnabile: testimoni oculari, impronte, tutto dimostra che il brav’uomo non può essere l’assassino. Per stabilire quale versione della storia sia quella vera non può bastare la ragione. Perché il male ha molte facce. E King le conosce tutte.

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trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e post produzione: Federico Marin

 

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La colonna sonora della puntata: “Not Guilty” di George Harrison; “High Way To Hell” di AC/DC; “Hells Bells” di AC/DC.

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Grégoire Delacourt con “La donna che non invecchiava più” (DeA Planeta), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie)

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trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e postproduzione: Federico Marin

[Ringraziamo Francesca Ilardi per il servizio di interpretariato]

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Ospite della puntata: lo scrittore francese Grégoire Delacourt autore del romanzoLa donna che non invecchiava più (DeA Planeta – Traduzione di Tania Spagnoli). Abbiamo discusso del romanzo con l’autore grazie al servizio di traduzione svolto da Francesca Ilardi.

Come è nato il romanzo? Perché in esergo ha scelto di inserire una citazione tratta da una canzone di Georges Moustaki (intitolata “Sarah”)? Che tipo di donna è Betty, la protagonista della storia? Cosa puoi dirci sul rapporto di Betty con i suoi genitori? E sulla famiglia attuale di Betty? Che tipo di rapporto ha con suo marito André e con suo figlio Sebastian? Quand’è che Betty si accorge che il suo processo di invecchiamento si è praticamente interrotto? E come vive inizialmente questa consapevolezza? Quali sono i problemi con cui deve confrontarsi? Che relazione c’è fra il personaggio Betty e il Dorian Gray di Oscar Wilde?

Questo e tanto altro abbiamo chiesto a Grégoire Delacourt nel corso della puntata

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La donna che non invecchiava piùLa scheda del libro

Ci sono quelle che non invecchiano mai perché se ne sono andate troppo presto. Ci sono quelle che invecchiano senza patemi, perché sono troppo impegnate a godersi la vita. Ci sono quelle disposte a tutto pur di apparire più belle, più magre, più sexy, pur di negare l’ineluttabile e restare aggrappate a ciò che il tempo si ostina a volerci strappare. E poi c’è Betty.
Betty che, misteriosamente, smette di invecchiare appena compiuti i trent’anni – la stessa età della madre al tempo della sua tragica e prematura scomparsa. Sul volto di Betty gli anni scorrono innocui e trasparenti come acqua. Sarà forse lo sguardo intenso e innamorato di suo marito a tenere lontane le rughe? A scongiurare gli effetti dei giorni che inesorabili scivolano tra le dita? Man mano che la sua anomalia si fa più evidente, la vita un tempo tranquilla di Betty comincia a vacillare. Perché un volto senza età è un volto senza storia, senza ricordi, senza passioni. Uno specchio vuoto in cui, presto o tardi, gli altri cessano di riconoscersi. La donna che non invecchiava più è un romanzo manifesto pieno di poesia e di saggezza sull’ultimo vero tabù dei nostri tempi, la vecchiaia. Un inno appassionato alla forza e alla bellezza delle ragazze di ogni età.

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Grégoire Delacourt è pubblicitario di professione e l’autore di racconti e romanzi, tutti pubblicati in Francia da JC Lattès. Il suo maggior successo, Le cose che non ho ha superato il milione di copie vendute nel mondo ed è diventato un caso letterario internazionale.

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trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e post produzione: Federico Marin

 

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La colonna sonora della puntata: “Sarah” di Georges Moustaki; “Who wants to live forever” dei Queen; “When I’m Sixty Four” dei Beatles

 

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Evelina Santangelo con “Da un altro mondo” (Einaudi), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie)

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trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

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Ospite della puntata: Evelina Santangelo con cui abbiamo discusso del suo nuovo romanzo – intitolato “Da un altro mondo” (Einaudi) – e delle tematiche in esso affrontate.

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Come nasce il tuo rapporto con la scrittura? Puoi raccontarci qualcosa dei tuoi inizi? Dal punto di vista della lettura quali sono stati i tuoi punti di riferimento letterari? Come nasce questo tuo nuovo romanzo? Come mai il romanzo è dedicato «A chi non è arrabbiato»? Cosa ti ha spinta a conferire a questa storia alcuni connotati fantastici (parlando di fantasmi)? Perché hai scelto di ambientare la storia con riferimento temporale lievemente spostato in avanti (nel 2020)? Chi è Khaled, questo un ragazzino presumibilmente siriano, arrivato in Europa con il fratello e la promessa di un lavoro? Cosa puoi dirci di lui? E Karolina, che è alla ricerca affannosa e struggente del figlio Andreas, che tipo di donna è? Che ruolo ha, nell’economia della storia, questo trolley rosso da cui Khaled non si stacca mai? Può essere considerato alla stregua di un personaggio letterario? Cosa puoi dirci sul maresciallo Vitale e su Orso, altri personaggi letterari presenti nel romanzo? Potresti raccontarci qualcosa sulla fase propedeutica alla scrittura del romanzo (le ricerche, i viaggi intrapresi sui luoghi narrati)?

Questo e tanto altro abbiamo chiesto a Evelina Santangelo nel corso della puntata

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Il libro

Forse, per toccare il cuore della realtà, bisogna parlare di fantasmi. Forse ha senso trovare – oltre a una lingua, uno sguardo, una voce – una via diversa. È quello che ha fatto Evelina Santangelo in questo romanzo unico, feroce e contemporaneo, in cui i destini dei vivi e dei morti s’incrociano senza rumore. Cosí come le esistenze di chi cova la rabbia e di chi la subisce. Perché «il mistero dei bambini viventi» chiama in causa il nostro mondo e lo interroga con una forza politica rara: quella della letteratura quando ha il coraggio d’immaginare il presente e il futuro.

Le impronte sul mare sono le piú crudeli. A parte chi le lascia nessun altro le vede. Ora l’acqua vibra spinta dal vento in piccole onde bianche, a migliaia, verso il largo: e mentre si aspetta l’arrivo dell’anticiclone, strane apparizioni sconvolgono l’Europa. Ma a noi è dato seguire il destino di poche persone. Una donna, un ragazzo e un bambino. Da quando suo figlio è scomparso, Karolina è una madre disarmata, fa scorrere i giorni persa nell’attesa. Sistema il letto di Andreas come se lui dovesse rientrare a casa la sera, ma non lo vede da molto tempo, e sa che nel suo computer ruggiscono filmati estremisti che fanno tremare. Khaled è un ragazzino forse siriano, arrivato in Europa con il fratello e la promessa di un lavoro. Ora è rimasto solo e non ha piú niente di cui aver cura, a parte quel trolley rosso che non molla mai. Lí dentro tiene il suo segreto. Tra sbarchi di clandestini in massa e pattuglie della polizia che presidiano il Paese, una nuova inquietudine infesta i sonni della gente: torme di bambini evanescenti che occupano lo spazio in silenzio, con uno sguardo che fa paura. «Il mistero dei bambini viventi», lo definisce qualcuno. Ma tutti i personaggi del romanzo di Evelina Santangelo sono spiriti nascosti, fiammate bianche che arrivano dai roghi piú profondi. E hanno da raccontarci qualcosa d’importante che la forza della letteratura fa detonare, pagina dopo pagina, verso un finale sorprendente. Perché alla fine Da un altro mondo è anche un romanzo d’amore, di quel genere di amori che travalicano i confini ordinari dell’amore.

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Evelina Santangelo è nata a Palermo. Presso Einaudi ha pubblicato nel 2000 la raccolta di racconti L’occhio cieco del mondo (con cui ha vinto i premi Berto, Fiesole, Mondello opera prima, Chiara, Gandovere-Franciacorta), i romanzi La lucertola color smeraldo (2003), Il giorno degli orsi volanti (2005), Senzaterra (2008), Cose da pazzi (2012), Non va sempre cosí (2015) e Da una altro mondo (2018). Suoi racconti sono apparsi nelle antologie Disertori e Ragazze che dovresti conoscere (Einaudi Stile Libero, 2000 e 2004), Principesse azzurre 2 (Oscar Mondadori, 2004) e Deandreide (Rizzoli Bur, 2006). Con il racconto Presenze ha partecipato all’antologia L’agenda ritrovata. Sette racconti per Paolo Borsellino (Feltrinelli, 2017). Ha anche tradotto Firmino di Sam Savage, Rock’n’roll di Tom Stoppard, e curato Terra matta di Vincenzo Rabito.

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trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

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La colonna sonora della puntata: “Eleanor Rigby” dei Beatles; “A Trick of the Tail” dei Genesis; “Eleanor Rigby”, versione di Aretha Franklin.

 

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Chiara Fenoglio con “Gli strumenti umani” di Vittorio Sereni (Il Saggiatore), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie)

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Ospite della puntata: Chiara Fenoglio con cui abbiamo discusso della raccolta di poesie “Gli strumenti umani” di Vittorio Sereni (Il Saggiatore – Chiara Fenoglio ha scritto l’introduzione del volume).

Nella seconda parte della puntata Chiara Fenoglio ha letto qualche poesia tratta da “Gli strumenti umani”.

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Chi è stato Vittorio Sereni? Nell’ambito della produzione poetica di Sereni che ruolo occupa “Gli strumenti umani”? Quali sono “Gli strumenti umani” a cui fa riferimento Sereni? C’è una relazione tra quest’opera di Sereni e le esperienze delle neoavanguardie e quelle del Gruppo 63? Quali sono le sensazioni contrastanti (suscitate da “Gli strumenti umani”) già segnalate a suo tempo da Cesare Garboli? Come è strutturato “Gli strumenti umani”? Cosa possiamo evidenziare su ciascuna sezione dell’opera?

Questo e tanto altro abbiamo chiesto a Chiara Fenoglio nel corso della puntata

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Il libro (“Gli strumenti umani”)
La carrucola nel pozzo, la spola della teleferica nei boschi. I minimi atti, l’opaca trafila delle cose mute che cadono nel mondo, come una lenza buttata a vuoto nei secoli, un amo a precipizio nei millenni. Sono infiniti gli strumenti umani, e sono cosa da poco, sono cosa da nulla. La loro storia ingombra la vita dell’uomo, ma nella parabola dell’esistenza (visibile e invisibile) dura appena pochi istanti, lo scampolo di tempo che separa una curva di montagna dalla svolta successiva. Poi la memoria li inghiotte, il paesaggio li trascolora in una fotografia già vecchia, già perduta.

È questo, tra i molti, il sentimento che anima Gli Strumenti umani di Vittorio Sereni, terza raccolta di uno dei maggiori poeti italiani del Novecento, che ne segnò il ritorno editoriale, dopo il silenzio quasi ventennale da Diario d’Algeria. Una geografia esistenziale, quella puntellata dai versi degli Strumenti umani, in cui è necessario muoversi con passo bustrofedico, con il garbo dell’ospite indiscreto, eppure con la gioia ardente di chi scopre qualcosa che d’improvviso sente familiare da sempre. Una poesia sospesa tra l’erranza della materia e la rivelazione del vuoto, continuamente forata dai disvelamenti e dalle epifanie, dai segreti umbratili delle scorze dure che compongono il pianeta. E dai riverberi di una eco letteraria che si fa approssimazione e presenza nella lingua di Sereni, evocando oscuramente i purgatori di Dante e le rime in morte di Laura, la melma nera di Montale e la noja leopardiana, di cui Gli strumenti umani non sono la somma, ma la infiorescente decomposizione, stretta nella vite di una sizigia immortale.

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Vittorio Sereni – uno dei più grandi poeti del Novecento – è nato a Luino nel 1913 e morto a Milano nel 1983. Il Saggiatore ha pubblicato “Gli immediati dintorni” (2013), “Stella variabile” (2017) e “Gli strumenti umani” (2018).

Chiara Fenoglio – saggista, critico letterario e docente – collabora con La Lettura (supplemento culturale de Il Corriere della Sera). Oltre a numerosi saggi in riviste nazionali e internazionali, ha pubblicato le monografie “Un infinito che non comprendiamo. Leopardi e l’apologetica cristiana dei secoli XVIII e XIX” (Premio Tarquinia-Cardarelli opera prima di critica letteraria) e “La divina interferenza. La critica dei poeti nel Novecento.

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trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e post produzione: Federico Marin

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La colonna sonora della puntata: “Poesia” di Riccardo Cocciante; “Bluemoon”, versione di Frank Sinatra; “While my guitar gently weeps” dei Beatles.

 

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Cristina López Barrio con “Nebbia a Tangeri” (DeA Planeta), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie)

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trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

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Ospite della puntata: la scrittrice spagnola Cristina López Barrio con cui abbiamo discusso del suo romanzo “Nebbia a Tangeri” (DeA Planeta – Traduzione di Iaia Caputo).
Ringraziamo Rossana Ottolini per il servizio di interpretariato (italiano/spagnolo).

Come nasce “Nebbia a Tangeri“? Da quale idea, spunto, esigenza o fonte di ispirazione? Perché, tra le altre, ha scelto di inserire anche questa citazione (di Osacr Wilde) “La vita tiene lo specchio all’arte”? Che tipo di donna è Flora Gascòn, la protagonista della storia? Come la racconteresti ai nostri ascoltatori?
Cos’è che colpisce particolarmente Flora dell’uomo con cui ha passato insieme una notte il 12 dicembre del 2015 in un hotel di Madrid al punto da spingerla a cercarlo?
A un certo punto la storia si infittisce per via di un romanzo… che si intitola ‘Nebbia a Tangeri’ scritto da Bella Nur e che ha come protagonista un uomo che si chiama Paul Dingle scomparso a Tangeri il 24 dicembre del 1951. Cos’altro può accennarci Cristina su questo mistero?
La letteratura, i libri, possono influire sulla nostra vita?
Nel romanzo il lettore si imbatte in due voci narranti: quella in terza persona di Flora e quella in prima persona di Marina Ivanovna (protagonista di ‘Nebbia a Tangeri’ di Bella Nur). Chi è Marina Ivanovna? Cosa puoi raccontarci di questo personaggio?
Che tipo di esperienza è stato scrivere dando un taglio diverso a queste due voci (Flora e Marina)?
Che tipo di città è Tangeri? Possiamo considerare questa città come uno dei personaggi del romanzo?

Questo e tanto altro abbiamo chiesto a Cristina López Barrio nel corso della puntata

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Il libro

Nebbia a TangeriUn libro, “Nebbia a Tangeri”, e un nome, Paul Dingle, scarabocchiato su un taccuino. Sono gli unici indizi che Flora ha a disposizione per ritrovare l’uomo misterioso che, incontrato per caso in un bar di Madrid, le ha regalato emozioni che credeva sopite per sempre. Perché adesso che lo sconosciuto sembra sparito nel nulla, smettere di desiderarlo è come smettere di respirare: semplicemente impossibile. Così la prudente Flora si lascia tutto alle spalle e parte alla volta di Tangeri, per cercare l’autrice del romanzo e scoprire chi è davvero Paul Dingle, personaggio di carta e insieme protagonista in carne e ossa della notte che le ha stravolto la vita. Coinvolgente, esotico e pieno di svolte inattese, Nebbia a Tangeri è la storia di un doppio amore proibito che si snoda tra passato e presente. Per raccontare, attraverso un romanzo nascosto tra le pagine di un altro romanzo, la vertigine del desiderio e i misteri più profondi del cuore.

Cristina López Barrio è nata a Madrid. Laureata in Legge, ha fatto l’avvocato per tredici anni prima di decidere di dedicarsi unicamente alla scrittura. Il suo La casa degli amori impossibili è stato un successo internazionale pubblicato in 22 paesi. Nebbia a Tangeri, a lungo ai primi posti delle classifiche spagnole, è stato finalista del Premio Planeta 2017.

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trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e post produzione: Federico Marin

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La colonna sonora della puntata: musiche algerine.

 

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Nadia Terranova con “Addio fantasmi” (Einaudi), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie)

In streaming e in podcast su RADIO POLIS

trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e postproduzione: Federico Marin

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Ospite della puntata: la scrittrice Nadia Terranova con cui abbiamo discusso del suo nuovo romanzo “Addio fantasmi” (Einaudi).

Come nasce il rapporto di Nadia Terranova con la scrittura e con la lettura? Come sono stati i suoi inizi? Quali, i suoi punti di riferimento letterari? Nadia Terranova è più una scrittrice “estemporanea” (che scrive nei momenti in cui si sente più ispirata) o “metodica”? Come nasce questo suo nuovo romanzo, “Addio fantasmi”? Che tipo di donna è Ida, la protagonista della storia? E che tipo di conseguenze ha avuto sulla vita di Ida la scomparsa del padre? Che tipo di rapporto si è venuto a creare con la madre? Che ruolo hanno i ricordi all’interno della storia? Che differenza c’è tra scrivere storie per ragazzi e scrivere un romanzo come “Addio Fantasmi”?

Questo e tanto altro abbiamo chiesto a Nadia Terranova nel corso della puntata

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Il libro

Copertina del libro Addio fantasmi di Nadia TerranovaIda è appena sbarcata a Messina, la sua città natale: la madre l’ha richiamata in vista della ristrutturazione dell’appartamento di famiglia, che vuole mettere in vendita. Circondata di nuovo dagli oggetti di sempre, di fronte ai quali deve scegliere cosa tenere e cosa buttare, è costretta a fare i conti con il trauma che l’ha segnata quando era solo una ragazzina. Ventitre anni prima suo padre è scomparso. Non è morto: semplicemente una mattina è andato via e non è piú tornato. Sulla mancanza di quel padre si sono imperniati i silenzi feroci con la madre, il senso di un’identità fondata sull’anomalia, persino il rapporto con il marito, salvezza e naufragio insieme. Specchiandosi nell’assenza del corpo paterno, Ida è diventata donna nel dominio della paura e nel sospetto verso ogni forma di desiderio. Ma ora che la casa d’infanzia la assedia con i suoi fantasmi, lei deve trovare un modo per spezzare il sortilegio e far uscire il padre di scena.

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Nadia Terranova (Messina, 1978) vive a Roma. Per Einaudi Stile Libero ha scritto il romanzo Gli anni al contrario (2015, vincitore di numerosi premi tra cui il Bagutta Opera Prima, il Brancati e l’americano The Bridge Book Award) e Addio fantasmi (2018). Ha scritto anche diversi libri per ragazzi, tra cui Bruno il bambino che imparò a volare (Orecchio Acerbo 2012) e Casca il mondo (Mondadori 2016), È tradotta in francese, spagnolo, polacco, lituano. Collabora con «la Repubblica» e altre testate.

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regia e post produzione: Federico Marin

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La colonna sonora della puntata: “I Still Haven’t Found What I’m Looking For” degli U2; “Arabian song” di Franco Battiato; “I will follow” degli U2.

 

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Paolo Giordano con “Divorare il cielo” (Einaudi), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie)

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Ospite della puntata: lo scrittore Paolo Giordano con cui abbiamo discusso del suo nuovo romanzo “Divorare il cielo” (Einaudi).

La scheda del libro
Le estati a Speziale per Teresa non passano mai. Giornate infinite a guardare la nonna che legge gialli e suo padre, lontano dall’ufficio e dalla moglie, che torna a essere misterioso e vitale come la Puglia in cui è nato. Poi un giorno li vede. Sono «quelli della masseria», molte leggende li accompagnano, vivono in una specie di comune, non vanno a scuola ma sanno moltissime cose. Credono in Dio, nella terra, nella reincarnazione. Tre fratelli ma non di sangue, ciascuno con un padre manchevole, inestricabilmente legati l’uno all’altro, carichi di bramosia per quello che non hanno mai avuto. A poco a poco, per Teresa, quell’angolo di campagna diventa l’unico posto al mondo. Il posto in cui c’è Bern. Il loro è un amore estivo, eppure totale. Il desiderio li guida e li stravolge, il corpo è il veicolo fragile e forte della loro violenta aspirazione al cielo. Perché Bern ha un’inquietudine che Teresa non conosce, un modo tutto suo di appropriarsi delle cose: deve inghiottirle intere. La campagna pugliese è il teatro di questa storia che attraversa vent’anni e quattro vite. I giorni passati insieme a coltivare quella terra rossa, curare gli ulivi, sgusciare montagne di mandorle, un anno dopo l’altro, fino a quando Teresa rimarrà la sola a farlo. Perché il giro delle stagioni è un potente ciclo esistenziale, e la masseria il centro esatto dell’universo.

Paolo Giordano è nato a Torino nel 1982. È autore di quattro romanzi: La solitudine dei numeri primi (Mondadori 2008, Premio Strega e Premio Campiello Opera Prima), Il corpo umano (Mondadori 2012), Il nero e l’argento (Einaudi 2014) e Divorare il cielo (Einaudi 2018). Ha scritto per il teatro (Galois e Fine pena: ora) e collabora con il «Corriere della Sera».

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trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

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La colonna sonora della puntata: “I Don’t Know”, “Come On To Me” e “Confidante” di Paul McCartney (dall’album “Egypt Station”, 2008)

 

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Filippo La Porta con “Il bene e gli altri. Dante e un’etica per il nuovo millennio” (Bompiani), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie)

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Ospite della puntata: il saggista e critico letterario Filippo La Porta, con cui abbiamo discusso del suo nuovo libro intitolato “Il bene e gli altri. Dante e un’etica per il nuovo millennio” (Bompiani).

Nella seconda parte della puntata abbiamo proseguito la chiacchierata offrendo qualche anticipazione sul nuovo libro di La Porta che uscirà a novembre: “Disorganici. Una galleria novecentesca di maestri involontari” (Storia e Letteratura edizioni).

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La scheda di “Il bene e gli altri”
Copertina Il bene e gli altriCome educare oggi un giovane, immerso in una cultura che ignora l’umanesimo e i tradizionali veicoli del sapere? In che modo riformulare i dilemmi dell’etica dopo che gli dei hanno abbandonato i nostri cieli? L”’inattuale” Dante – uomo del Medioevo e abitante di un universo ancora stabile – può darci indicazioni preziose attraverso l’ausilio involontario di Simone Weil. La filosofa francese ha scritto: ”E’ bene ciò che dà maggiore realtà agli esseri e alle cose, male ciò che gliela toglie”. Alla luce di questa intuizione La Porta individua l’idea morale all’origine della ”Commedia”, dove i sette peccati capitali tolgono tutti realtà al prossimo. Così Dante può aiutarci a ridefinire un’etica che non consiste in imperativi categorici ma che ci permette di far esistere il mondo, nella sua inviolabile, corposa, mutevole alterità. E che ci chiede di ”ascoltare” gli altri proprio al fine di farli esistere, e di far esistere così anche noi.

Filippo La Porta, critico letterario 37 e saggista, collabora a quotidiani e riviste, tra cui il “Domenicale” del “Sole 24 ORE” e “Il Messaggero”. Tra i suoi libri ricordiamo La nuova narrativa italiana (1995), Non c’è problema. Divagazioni morali su modi di dire e frasi fatte (1997), Maestri irregolari. Una lezione per il nostro presente (2007), Meno letteratura, per favore (2010), Pasolini (2012), Poesia come esperienza. Una formazione nei versi (2013) e Roma è una bugia (2014). Per Bompiani ha pubblicato Dizionario della critica militante (con Giuseppe Leonelli, 2007) e Indaffarati (2016).

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La colonna sonora della puntata: “Take Five” di Dave Brubeck; Giant Steps” di John Coltrane; ” Freddie Freeloader” di Miles Davis.

 

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ALBA DONATI con “Tu, paesaggio dell’infanzia” (La nave di Teseo), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie)

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Ospite della puntata: la poetessa Alba Donati, con cui abbiamo discusso della silloge “Tu, paesaggio dell’infanzia” (La nave di Teseo).
Nella seconda parte della puntata abbiamo discusso di “Fenysia” la prima scuola dei linguaggi della cultura e del Gabinetto Scientifico Letterario “G. P. Vieusseux” (di cui Alba Donati è presidente).
Nel corso della puntata Alba Donati leggerà alcune poesie tratte dalla raccolta.

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Tu, paesaggio dell’infanzia” di Alba Donati (La nave di Teseo),
Nel 1997 Alba Donati esce con un libro che fa voltare pagina alla poesia italiana: La repubblica contadina conquista critici e lettori, con il suo racconto in versi di radici sperdute sul bordo degli Appennini, attraverso l’uso di un verso che risente delle letture dei poeti russi e americani. Ma in essi si intravede anche un orizzonte quieto, pascoliano, un mondo di ombre e di misteri, dove è importante stabilire delle relazioni, come quelle tra nonna madre e figlia, o quelle con gli ultimi della storia e della società. Non in mio nome, uscito nel 2004 e Idillio con cagnolino, uscito nel 2013, sanno riaccendere questa incredibile scintilla, la scintilla del bene (familiare) e del Male (là fuori). In questo volume che raccoglie tutte le poesie pubblicate nelle precedenti raccolte e le ultime inedite, il cammino di Alba Donati è ben visibile nella sua assoluta originalità di stile ed emotività: il ritorno alla casa dell’infanzia, anzi al paese dell’infanzia, dove tutto è come è sempre stato, una madre e una figlia che si confrontano con il senso di appartenenza e quello di libertà, la vanità, l’autenticità, il radicamento geografico e sentimentale del fare poesia. Con una postfazione di Giorgio Ficara e bibliografia critica a cura di Giulia Ricca.

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Alba Donati vive tra Firenze e Lucignana. Ha pubblicato: La Repubblica contadina (1997, Premio Mondello Opera Prima e Premio Sibilla Aleramo), Non in mio nome (2004, Premio Diego Valeri, Premio Cassola), Idillio con cagnolino (2013, Premio Dessì, Premio Ceppo). Ha tradotto con Fausta Garavini le poesie di Michel Houellebecq Configurazioni dell’ultima riva (2015). Ha curato Poeti e scrittori contro la pena di morte (2001) e, insieme a Paolo Fabrizio Iacuzzi, Il Dizionario della libertà. Ha fondato “Fenysia” la prima scuola dei linguaggi della cultura ed è presidente del Gabinetto Scientifico Letterario “G. P. Vieusseux”.

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La colonna sonora della puntata: “Starting Over Again” di Natalie Cole; “Unforgettable” di Natalie e Nat King Cole.

 

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MARIA ATTANASIO con “La ragazza di Marsiglia” (Sellerio), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie)

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Ospite della puntata: la scrittrice e poetessa Maria Attanasio con cui abbiamo discusso del suo nuovo romanzo intitolato “La ragazza di Marsiglia” (Sellerio)

Il ritratto dell’unica donna che partecipò all’impresa dei Mille: l’immagine del Risorgimento perduto, della sua parte sconfitta e più bella, in un romanzo sulla libertà di pensiero.

La scheda del libro
La ragazza di MarsigliaChi sfogliasse L’album dei Mille, galleria fotografica degli eroi dell’impresa garibaldina, al n. 338 troverebbe la foto di Rosalia Montmasson, l’unica donna che s’imbarcò alla volta della Sicilia. Chi era quest’oscurata protagonista del Risorgimento? Una ragazza che incontra e si innamora di un giovane rivoluzionario pieno di sé, e per amore lo segue in tutte le avventure fino a quando lui l’abbandona? Oppure un’intransigente repubblicana che si lega a un patriota, che alla fine ne tradisce gli ideali?
Per vent’anni Rosalia Montmasson fu moglie di Francesco Crispi, che seguì in tutti gli esili, condividendone azione e utopia, senza paura e senza riserve, facendosi cospiratrice e patriota al servizio della causa mazziniana. Si erano incontrati a Marsiglia: lui esule in fuga dalla Sicilia borbonica, lei lavandaia stiratrice che si era lasciata alle spalle l’asfittico paesino d’origine dell’Alta Savoia. Diventata mazziniana anche lei, entrò a poco a poco nella vita di riunioni e di azioni clandestine di lui, perfino le più rischiose e forse terroristiche, giungendo ad assumere un proprio ruolo, stimato anche da Mazzini.
Poi l’impresa garibaldina, l’Unità, e la svolta monarchica di Crispi. Le divergenze e i contrasti tra Francesco e Rosalia si accentuarono, ormai la ragazza di Marsiglia è solo un impiccio sentimentale e politico per lui, che nel 1878 – divenuto potente ministro – riuscì con cavilli formali e l’avallo di una compiacente magistratura a farsi annullare il matrimonio. Da quel momento, Rosalia Montmasson fu fatta sparire dalla vita di Crispi, dai libri, e dalla memoria collettiva, una totale rimozione dalla storia risorgimentale che si è protratta fino a oggi; a lei Maria Attanasio, in questo avvincente romanzo storico, restituisce voce e identità, recuperando anche una sommersa e avventurosa coralità di oscuri eroi.
Con un ritmo narrativo di inchiesta letteraria su una vicenda nascosta del Risorgimento, la scrittrice ne ha cercato le tracce, ripercorrendo i luoghi, scavando tra cronache e documenti, appassionandosi alla vita di questa donna dal temperamento straordinario, ribelle a ogni condizionamento e sudditanza. E ce la racconta in un romanzo sulla libertà di pensiero, che è quasi una storia al femminile sul processo unitario italiano: il ritratto in grande di una donna in grande, dipinta quale immagine del Risorgimento perduto, della sua parte sconfitta e più bella.

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Maria Attanasio (Caltagirone, 1943) collabora a riviste e giornali. Ha scritto poesie (Interni, 1979; Nero barocco nero, 1985; Eros e mente, 1996; Amnesia del movimento delle nuvole, 2003) e saggi. Con questa casa editrice ha pubblicato Correva l’anno 1698 e nella città avvenne il fatto memorabile (1994), Piccole cronache di un secolo (1997, con Domenico Amoroso), Di Concetta e le sue donne (1999) Il falsario di Caltagirone (2007), Il condominio di Via della Notte (2013) e La ragazza di Marsiglia (2018).

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La colonna sonora della puntata: “Il Garibaldi innamorato” di Sergio Caputo; “Today I Sing The Blues” di Aretha Franklin.

 

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GIUSEPPE LUPO con “Gli anni del nostro incanto” (Marsilio) e Fulvia Toscano (direttrice di Naxoslegge), ospiti del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie)

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Ospiti della puntata: Giuseppe Lupo, autore di “Gli anni del nostro incanto” (Marsilio) e Fulvia Toscano, direttrice di Naxoslegge

Nella prima parte della puntata abbiamo incontrato lo scrittore Giuseppe Lupo per discutere del suo nuovo romanzo intitolato “Gli anni del nostro incanto” (Marsilio).
[Il 31 agosto 2018, nell’ambito del Festival letterario e culturale Naxoslegge, Giuseppe Lupo riceverà il Premio Promotori della Lettura 2018.]

Nella seconda parte della puntata abbiamo incontrato Fulvia Toscano per discutere dell’edizione 2018 di Naxoslegge e del Premio ai Promotori della Lettura.

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Di seguito, la scheda del romanzo di Giuseppe Lupo: “Gli anni del nostro incanto” (Marsilio)

Una domenica di aprile, una Vespa, a Milano, negli anni Sessanta: un padre operaio, una madre parrucchiera, un figlio di sei anni e una bimba che non ne ha ancora compiuto uno. Vengono dalla periferia, sembrano presi dall’euforia del benessere che ha trasformato la loro cronaca quotidiana in una vita sbarluscenta. Qualcuno scatta una foto a loro insaputa. Vent’anni dopo, nei giorni in cui la Nazionale di calcio italiana vince i Mondiali di Spagna, una ragazza si trova al capezzale della madre che improvvisamente ha perso la memoria. Il suo compito è di ricordare e narrare il passato, facendosi aiutare da quella foto. Prende così avvio il racconto di una famiglia nell’Italia spensierata del miracolo economico, una nazione che si lascia cullare dalle canzoni di Sanremo, sogna viaggi in autostrada, si entusiasma con i lanci nello spazio dei satelliti americani e sovietici, e crede nel futuro, almeno fino a quando non soffia il vento della contestazione giovanile e all’orizzonte si addensano le prime ombre del terrorismo. Dopo la strage di piazza Fontana finisce un’epoca favolosa e ne comincia un’altra. La città simbolo dello sviluppo industriale si spegne nel buio dell’austerity, si sporca di sangue e di violenza, mostra il male che si annida e lascia un segno sul destino di tutti. Con un romanzo dalla scrittura poetica e struggente, forte nei sentimenti ed evocativo nello stile, Giuseppe Lupo ci racconta il periodo più esaltante e contraddittorio del secolo scorso – gli anni del boom e quelli di piombo – entrando nei sogni, nelle illusioni, nelle inquietudini, nei conflitti di due generazioni a confronto: quella dei padri venuti dalla povertà e quella dei figli nutriti con i biscotti Plasmon.

Giuseppe Lupo è nato in Lucania (Atella, 1963) e vive in Lombardia, dove insegna letteratura italiana contemporanea presso l’Università Cattolica di Milano e Brescia. Per Marsilio ha pubblicato L’americano di Celenne (2000; Premio Giuseppe Berto, Premio Mondello, Prix du premier roman), Ballo ad Agropinto (2004), La carovana Zanardelli (2008; Premio Grinzane Cavour-Fondazione Carical, Premio Carlo Levi), L’ultima sposa di Palmira (2011; Premio Selezione Campiello, Premio Vittorini), Viaggiatori di nuvole (2013; Premio Giuseppe Dessì; tradotto in Ungheria), Atlante immaginario (2014) e L’albero di stanze (2015; Premio Alassio-Centolibri, Premio Frontino-Montefeltro, Premio Palmi). È autore di numerosi saggi e collabora alle pagine culturali del «Sole 24 Ore» e di «Avvenire».

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La colonna sonora della puntata: “Volare (Nel Blu Dipinto Di Blu)” di Domenico Modugno; “Il ragazzo della via Gluck” di Adriano Celentano; “Dio è morto” dei Nomadi.

 

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ERMANNO CAVAZZONI con “La galassia dei dementi” (La nave di Teseo), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie)


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Ospite della puntata: Ermanno Cavazzoni, autore di “La galassia dei dementi” (La nave di Teseo) – romanzo finalista al Premio Campiello 2018.

Tra funamboliche citazioni mitologiche e vicissitudini spassose, e deliranti, Ermanno Cavazzoni ci risucchia nella sua fantascienza ironica, sfrenata e surreale, dove il futuro ci appare sospetto e un po’ inquietante, un posto stranamente famigliare.

Con Ermanno Cavazzoni abbiamo discusso del romanzo e delle tematiche a esso legate.

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In un futuro dai confini incerti, in un paesaggio che assomiglia al Far West ma che è invece la pianura a volte nebbiosa, altre assolata, fra l’Emilia e la Romagna, tutto è cambiato. Siamo attorno all’anno 6.000 quando avviene la Grande Devastazione: un’invasione aliena ha distrutto le città lasciando dietro solo rovine, un’incredibile onda d’urto ha raso al suolo ogni sporgenza, ha fatto ribollire gli oceani, la popolazione umana è decimata ed è rintanata in case cubiche simili a termitai. Sono sopravvissuti però i sistemi industriali costruiti nel sottosuolo che continuano a produrre droidi, robot intelligenti che provvedono a ogni cosa e vivono assieme agli esseri umani. La tecnologia è al potere: governa, gestisce, organizza. Gli uomini sono liberi da ogni occupazione e lasciati al lassismo, all’obesità, alle strane manie che li afferrano, vivendo in aree urbane desolate e deserte. I coniugi Vitosi, fra i superstiti, passano il tempo collezionando grucce, oggetti vecchi e intrattenendosi con due robot da compagnia quasi erotica, una Dafne e un Piteco. Ma quando, a poco a poco, si sparge la voce che i robot immortali che avevano creato e amministrato questo nuovo mondo si sono ritirati, offesi dal carico delle incombenze e dalla mancanza di gratitudine a loro dovuta, il caos si propaga e inizia la vera catastrofe. Nuovi, improvvisi incendi sconvolgono le città, i robot domestici cominciano a delinquere, a darsi al brigantaggio e anche la Dafne e il Piteco decidono di scappare, preoccupati dai pericoli crescenti. Da giorni i notiziari riportano inoltre l’allarmante annuncio della fuga di un robot ritenuto molto pericoloso, uno Xenofon, che la Dafne e il Piteco saranno destinati a incontrare sul loro cammino. Su quello dei coniugi Vitosi e degli altri pochi umani sopravvissuti incombe invece un’altra minaccia, sotto forma di insetti giganti. Riusciranno a sopravvivere a questa nuova invasione aliena?

Ermanno Cavazzoni, nato a Reggio Emilia, vive a Bologna. È autore di vari libri di narrativa: Il poema dei lunatici (1987), Le tentazioni di Girolamo (1991), I sette cuori (1992), Le leggende dei santi (1993), Vite brevi di idioti (1994), Cirenaica (1999, riedito come La valle dei ladri, 2014), Gli scrittori inutili (2002), Storia naturale dei giganti (2007), Il limbo delle fantasticazioni (2009), Guida agli animali fantastici (2011), Il pensatore solitario (2015), Gli eremiti del deserto (2016). Da Il poema dei lunatici ha tratto con Federico Fellini la sceneggiatura per il film La voce della luna. È stato con Gianni Celati e altri ideatore e curatore della rivista “Il semplice”.

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La colonna sonora della puntata: dalla colonna sonora del filma “2001, Odissea nello Spazio” (tema principale); “Ciao mare” di Mirco Mariani; “Love Theme” dalla colonna sonora del film Blade Runner.

 

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MARCO BALZANO con “Resto qui” (Einaudi), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie)


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Ospite della puntata: Marco Balzano, autore di “Resto qui” (Einaudi): romanzo finalista al Premio Strega 2018.

Con Marco Balzano abbiamo discusso del romanzo e delle tematiche a esso legate.

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Quando arriva la guerra o l’inondazione, la gente scappa. La gente, non Trina. Caparbia come il paese di confine in cui è cresciuta, sa opporsi ai fascisti che le impediscono di fare la maestra. Non ha paura di fuggire sulle montagne col marito disertore. E quando le acque della diga stanno per sommergere i campi e le case, si difende con ciò che nessuno le potrà mai togliere: le parole.

L’acqua ha sommerso ogni cosa: solo la punta del campanile emerge dal lago. Sul fondale si trovano i resti del paese di Curon. Siamo in Sudtirolo, terra di confini e di lacerazioni: un posto in cui nemmeno la lingua materna è qualcosa che ti appartiene fino in fondo. Quando Mussolini mette al bando il tedesco e perfino i nomi sulle lapidi vengono cambiati, allora, per non perdere la propria identità, non resta che provare a raccontare. Trina è una giovane madre che alla ferita della collettività somma la propria: invoca di continuo il nome della figlia, scomparsa senza lasciare traccia. Da allora non ha mai smesso di aspettarla, di scriverle, nella speranza che le parole gliela possano restituire. Finché la guerra viene a bussare alla porta di casa, e Trina segue il marito disertore sulle montagne, dove entrambi imparano a convivere con la morte. Poi il lungo dopoguerra, che non porta nessuna pace. E cosí, mentre il lettore segue la storia di questa famiglia e vorrebbe tendere la mano a Trina, all’improvviso si ritrova precipitato a osservare, un giorno dopo l’altro, la costruzione della diga che inonderà le case e le strade, i dolori e le illusioni, la ribellione e la solitudine. Una storia civile e attualissima, che cattura fin dalla prima pagina. Il nuovo grande romanzo del vincitore del Premio Campiello 2015, già venduto in diversi Paesi prima della pubblicazione.

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Marco Balzano è nato a Milano nel 1978, dove vive e lavora come insegnante. Oltre a raccolte di poesie e saggi ha pubblicato tre romanzi: Il figlio del figlio (Avagliano 2010; Sellerio 2016, Premio Corrado Alvaro Opera prima), Pronti a tutte le partenze (Sellerio 2013, Premio Flaiano) e L’ultimo arrivato (Sellerio 2014, Premio Volponi, Premio Biblioteche di Roma, Premio Fenice Europa e Premio Campiello 2015). Per Einaudi ha pubblicato Resto qui (2018). I suoi libri sono tradotti in diversi Paesi.

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La colonna sonora della puntata: “My Foolish Heart” di Bill Evans; “La gente sta male” degli Afterhours; “The Two Lonely People” di Bill Evans.

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HELENA JANECZEK con “La ragazza con la Leica” (Guanda), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie)

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Ospite della puntata: Helena Janeczek, autrice di “La ragazza con la Leica” (Guanda): romanzo finalista alle edizioni 2018 del Premio Strega e del Premio Campiello.

Con Helena Janeczek abbiamo discusso del romanzo e delle tematiche a esso legate.

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Questo libro racconta la vita di questa ragazza ribelle, l’amore con Robert Capa, l’avventura di fotografare e la gioia di vivere nella Parigi degli anni Trenta.

Il 1° agosto 1937 una sfilata piena di bandiere rosse attraversa Parigi. È il corteo funebre per Gerda Taro, la prima fotografa caduta su un campo di battaglia.
Proprio quel giorno avrebbe compiuto ventisette anni. Robert Capa, in prima fila, è distrutto: erano stati felici insieme, lui le aveva insegnato a usare la Leica e poi erano partiti tutti e due per la Guerra di Spagna.
Nella folla seguono altri che sono legati a Gerda da molto prima che diventasse la ragazza di Capa: Ruth Cerf, l’amica di Lipsia, con cui ha vissuto i tempi più duri a Parigi dopo la fuga dalla Germania; Willy Chardack, che si è accontentato del ruolo di cavalier servente da quando l’irresistibile ragazza gli ha preferito Georg ­Kuritzkes, impegnato a combattere nelle Brigate Internazionali. Per tutti Gerda ­rimarrà una presenza più forte e viva della celebrata eroina antifascista: Gerda li ha spesso delusi e feriti, ma la sua gioia di ­vivere, la sua sete di libertà sono scintille capaci di riaccendersi anche a distanza di decenni. Basta una telefonata intercontinentale tra Willy e Georg, che si sentono per tutt’altro motivo, a dare l’avvio a un romanzo caleidoscopico, costruito sulle fonti originali, del quale Gerda è il cuore pulsante.
È il suo battito a tenere insieme un flusso che allaccia epoche e luoghi lontani, restituendo vita alle istantanee di questi ragazzi degli anni Trenta alle prese con la crisi economica, l’ascesa del nazismo, l’ostilità verso i rifugiati che in Francia colpiva soprattutto chi era ebreo e di sinistra, come loro.
Ma per chi l’ha amata, quella giovinezza resta il tempo in cui, finché Gerda è vissuta, tutto sembrava ancora possibile.

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Helena Janeczek, nata a Monaco di Baviera in una famiglia ebreo-polacca, vive in Italia da oltre trent’anni. È autrice dei romanzi Cibo (Mondadori, 2002), Le rondini di Montecassino (Guanda, 2010), finalista al Premio Comisso e vincitore del Premio Napoli, del Premio Sandro Onofri e del Premio Pisa, e Lezioni di tenebra (Guanda, 2011). Il suo sito internet è: www.helenajaneczek.com/la-ragazza-conla-leica.html

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La colonna sonora della puntata: “These foolish things”, “Yesterdays”, “I’ll never be the same” (brani interpretati da Billie Holiday)

 

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SANDRA PETRIGNANI, con “La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg” (Neri Pozza), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie)

In streaming e in podcast su RADIO POLIS

trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e postproduzione: Federico Marin

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Con Sandra Petrignani abbiamo discusso del suo nuovo romanzo intitolato “La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg” (Neri Pozza) – libro selezionato nella dozzina del Premio Strega 2018 – e delle tematiche trattate (di seguito, la scheda del libro).

La corsara. Ritratto di Natalia GinzburgDalla nascita palermitana alla formazione torinese, fino al definitivo trasferimento a Roma, Sandra Petrignani ripercorre la vita di una grande protagonista del panorama culturale italiano. Ne segue le tracce visitando le case che abitò, da quella siciliana di nascita alla torinese di via Pallamaglio – la casa di Lessico famigliare – all’appartamento dell’esilio a quello romano in Campo Marzio, di fronte alle finestre di Italo Calvino. Incontra diversi testimoni, in alcuni casi ormai centenari, della sua avventura umana, letteraria, politica, e ne rilegge sistematicamente l’opera fin dai primi esercizi infantili. Un lavoro di studio e ricerca che restituisce una scrittrice complessa e per certi aspetti sconosciuta, cristallizzata com’è sempre stata nelle pagine autobiografiche, ma reticenti, dei suoi libri più famosi. Accanto a Natalia – così la chiamavano tutti, semplicemente per nome – si muovono prestigiosi intellettuali che furono suoi amici e compagni di lavoro: Calvino
appunto, Giulio Einaudi e Cesare Pavese, Elsa Morante e Alberto Moravia, Adriano Olivetti e Cesare Garboli, Carlo Levi e Lalla Romano e tanti altri. Perché la Ginzburg non è solo l’autrice di un libro-mito o la voce – corsara quanto quella di Pasolini – di tanti appassionati articoli che facevano opinione e suscitavano furibonde polemiche. Narratrice, saggista, commediografa, infine parlamentare, Natalia è una “costellazione” e la sua vicenda s’intreccia alla storia del nostro paese (dalla grande Torino antifascista dove quasi per caso, in un sottotetto, nacque la casa editrice Einaudi, fino al progressivo sgretolarsi dei valori resistenziali e della sinistra).
Un destino romanzesco e appassionante il suo: unica donna in un universo maschile a condividere un potere editoriale e culturale che in Italia escludeva completamente la parte femminile. E donna vulnerabile, e innamorata di uomini problematici. A cominciare dai due mariti: l’eroe e cofondatore della Einaudi, Leone Ginzburg, che sacrificò la vita per la patria, lasciandola vedova con tre figli in una Roma ancora invasa dai tedeschi, e l’affascinante, spiritoso anglista e melomane Gabriele Baldini che la traghettò verso una brillante mondanità: uomini fuori dall’ordinario ai quali ha dedicato nei suoi libri indimenticabili ritratti.

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Sandra Petrignani è nata a Piacenza. Vive a Roma e nella campagna umbra. Con Neri Pozza ha pubblicato: “La scrittrice abita qui” (2011), pellegrinaggio nelle case di grandi scrittrici del Novecento; i racconti di fantasmi “Care presenze” (2004); il libro di viaggio “Ultima India” (2006); il romanzo-documento “Addio a Roma” (2013) e la biografia romanzata di Duras, “Marguerite” (2014). Da Beat è stato recentemente riproposto il suo secondo libro, del 1988, “Il catalogo dei giocattoli”.

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La colonna sonora della puntata: “Forever Young”, “Donna Donna” e “Diamonds and Rust” di Joan Baez.

 

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NICOLA LAGIOIA (direttore editoriale del Salone del libro di Torino) e STEFANO PETROCCHI (direttore della Fondazione Bellonci), ospiti del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie)

In streaming e in podcast su RADIO POLIS

trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e postproduzione: Federico Marin

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Con Nicola Lagioia abbiamo discusso dell’imminente apertura della nuova edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino che si svolgerà, come di consueto, al Lingotto dal 10 al 14 maggio… e delle principali attività e iniziative che si avvicenderanno dentro e fuori il Lingotto.

Con Stefano Petrocchi abbiamo discusso della nuova edizione del Premio Strega Europeo, che si svolgerà proprio al Lingotto nel corso del Salone del Libro di Torino.
Abbiamo discusso, inoltre, dell’edizione in corso del Premio Strega, delle principali novità del Premio, dei libri in dozzina e dei prossimi appuntamenti.

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La colonna sonora della puntata: “I’m Gonna Sit Right Down and Write to me a Letter”, “Home (When Shadows Fall)”, “My Valentine” – brani di Paul McCartney.

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CARLO D’AMICIS con “Il gioco” (Mondadori), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie)

 

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trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e postproduzione: Federico Marin

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Con Carlo D’Amicis abbiamo discusso del suo nuovo romanzo intitolato “Il gioco” (Mondadori) – candidato al Premio Strega 2018 – e delle tematiche trattate (di seguito, la scheda del libro).

Con straordinaria finezza e altissima qualità letteraria, Carlo D’Amicis dà vita a un intreccio ironico e tragico, morboso e lieve, costruito su un trio di personaggi indimenticabili.

La cosa più affascinante del sesso non è il sesso, ma tutto ciò che gli ruota attorno: in una sola parola, la vita. È per questo che Leonardo, Eva e Giorgio, dovendo parlare di sesso, raccontano le rispettive esistenze (audaci e innocenti allo stesso tempo) a un intervistatore che vorrebbe scrivere un libro sul piacere, e che invece si ritrova in continuazione a fare i conti con il loro dolore. Del resto, nel gioco erotico, tutto è così terribilmente intrecciato: non solo il piacere e il dolore, ma anche la trasgressione e le regole, la libertà e il possesso, l’eccitazione e la noia, l’io e la maschera. Quelle che i nostri eroi indossano in questo romanzo corrispondono ai tre ruoli chiave del gioco: Leonardo (nome in codice: Mister Wolf) è il bull, maschio alfa che applica al sesso seriale la disciplina e la meticolosità degli antichi samurai, Eva (la First Lady) è la sweet, regina e schiava del desiderio maschile, Giorgio (il Presidente) è il cuckold, tradito consenziente che sguazza nella sua impotenza ma non rinuncerebbe mai a manovrare i fili. Insieme formano il triangolo più classico e scabroso dell’intera geometria erotica, quello in cui l’ossessione maschile di possedere e offrire l’oggetto del proprio desiderio s’incastra con l’aspirazione della donna ad appartenere, finalmente, solo a se stessa. Recitano dei ruoli, Mister Wolf, la First Lady e il Presidente. Ma quanto più il corpo è il loro abito di scena, tanto più la loro anima si denuda, rivelando ai nostri occhi l’umanità struggente, tenera, e talvolta esilarante, di tre protagonisti fuori dagli schemi, eppure così simili a ciascuno di noi.

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Carlo D’Amicis (Taranto, 1964) vive a Roma. È autore del programma di Rai 3 “Quante Storie” e del programma di Radio 3 Rai “Fahrenheit”.

I suoi ultimi romanzi sono: “Escluso il cane” (2006), “La guerra dei cafoni” (2008), “La battuta perfetta” (2010), “Quando eravamo prede” (2014), tutti pubblicati da minimum fax.

Nel 2017 da “La guerra dei cafoni” è stato tratto l’omonimo film diretto da Davide Barletti e Lorenzo Conte.

 

La colonna sonora della puntata: Play the Game” dei Queen; “Summertime” di Billie Holiday, “Whole Lotta Love” Led Zeppelin.

 

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